La ricerca di esopianeti in Cile, il ruolo della tecnologia digital in ambito astronomico e il gender gap da scardinare: la ricercatrice Alice Zurlo si racconta

Intervista ad Alice Zurlo, astrofisica e ricercatrice

33 anni, laurea in Astrofisica all’Università di Padova con 110 e lode, doppio dottorato di ricerca tra l’Università di Padova e l’Università di Aix-Marseille in Francia. Vive in Cile da cinque anni, con una cattedra all’Università Hugo Portales e un appassionante lavoro come ricercatrice.

Come scandisci il tuo tempo a Santiago tra ricerca e insegnamento?

Dedico la maggior parte del mio tempo all’attività di ricerca, grazie a fondi guadagnati con un progetto di ricerca promosso dal Ministero dell’Educazione cileno. Studio gli esopianeti, i dischi attorno alle stelle, le protostelle. Ma l’idea romantica dell’astronomo con il naso all’insù non corrisponde al vero, in realtà sono sempre davanti al computer, dove programmo per quasi la totalità del tempo. Poi leggo molto, scrivo articoli e partecipo a concorsi e bandi per avere accesso al telescopio e ottenere fondi per la mia attività di ricercatrice. L’insegnamento all’università copre circa il 20% del mio tempo.

Nel 2018 il tuo nome è balzato su vari quotidiani grazie a una tua scoperta.

Ho trovato la massa della stella più vicina al sistema solare, la Proxima Centauri, usando una microlente gravitazionale, utilizzata in precedenza una sola volta. La scoperta ha avuto un forte impatto nella comunità scientifica internazionale. E’ stato un lavoro di team, che ha coinvolto ricercatori di varie nazionalità.

Cosa ti appassiona di più della ricerca?

E’ un lavoro molto stimolante, azzera la noia perchè hai il cervello impegnato tutto il giorno. Quotidianamente affronto delle sfide, soprattutto perché in ambito accademico c’è tantissima competizione, dai bandi, ai fondi, al tempo di telescopio. La ricerca mi da anche molte soddisfazioni, sono consapevole che il mio lavoro è prezioso per il futuro a lungo termine.

Hai lasciato l’Italia la prima volta a 25 anni. La tua famiglia ha influenzato il tuo percorso?

Non hanno appoggiato la scelta della facoltà universitaria, ritenevano che Astronomia fosse una pessima strada, perché non aveva sbocchi professionali, se non l’accademia. Pensavano inoltre avrei avuto difficoltà a seguire i corsi perché alle superiori avevo studiato al classico. In realtà sono sempre stata portata per le materie scientifiche. La passione per la scienza e la mia determinazione hanno avuto la meglio su tutto.

Tornando indietro cambieresti percorso di studi alle superiori?
Assolutamente no. Rifarei il liceo classico, mi è servito ad avere un background su altre materie.

Trascorri gran parte del tuo tempo a programmare. L’astronomo si può considerare un informatico?
Certamente. Non esistono programmi preconfezionati, utilizzo quotidianamente diversi tipi di codice per programmare, da IDL a Python.

Quanto contano le materie STEM nel tuo lavoro?
100%

L’astronomia sta facendo passi avanti anche grazie alle innovazioni in ambito digital. La robotica quanto influisce?
Tutti gli sviluppi che ha l’astronomia sono tecnologici, i telescopi sono pura tecnologia digital e lo saranno sempre di più; sono robotizzati e comandati in remoto.

Hai incontrato difficoltà legate agli stereotipi di genere durante il tuo percorso?
All’università no, mentre ora in ambito accademico sì, tantissimo. Le statistiche mondiali rilevano che ad avere un posto a tempo indeterminato in ambito accademico sono quasi esclusivamente gli uomini, in particolare nel settore dell’astronomia. In Cile, a differenza dell’Europa, dall’università al mondo del lavoro in ambito astronomico, ci sono solo uomini. I miei colleghi sono tutti di sesso maschile. In Europa c’è un gap ma non forte come in Cile.

Come vivi il Gender gap?
Fortunatamente non ho mai vissuto sulla mia pelle il peso della discriminazione. Sento che faccio parte di un mondo prettamente maschile, ma non mi sono mai sentita in svantaggio.

Può dipendere dal tuo carattere?
Probabilmente sì, ho un carattere forte e non mi sono mai sentita a disagio a muovermi in un ambiente maschile, ma immagino per altre donne possa essere diverso.

Quali consigli puoi dare alle ragazze appassionate di materie STEM che devono scegliere il loro percorso di studi e tentennano a causa del gender gap?
Se una donna desidera davvero qualcosa deve seguire la propria strada, senza autoimporsi cambiamenti o farsi condizionare da pregiudizi. Non esiste un lavoro da donna o da uomo.

Se avessi ascoltato la mia famiglia ora non sarei qui, a volte è necessario intestardirsi e non farsi condizionare dall’esterno.

Come vedi il futuro per le donne nella scienza?
Il divario presente nei due sessi nel mondo della ricerca tende, anche se molto lentamente, a diminuire. Ma c’è bisogno di uno sforzo di tutti, dalla società alle istituzioni, perché si verifichi il cambiamento sociale necessario a garantire pari opportunità a tutte le donne.

Un’astronoma riesce a conciliare vita privata e lavoro?
Difficilmente. In particolare se il desiderio è di formare una famiglia. Da un lato perché è impensabile lavorare come ricercatrice sempre nello stesso paese, e poi perché la stragrande maggioranza delle donne ha contratti a tempo determinato che terminano quando si è in gravidanza. Un argomento spinoso riguarda la produzione di contenuti scientifici, indispensabili per l’avanzamento di carriera, definita a livello mondiale dall’indice H, che identifica il livello di produzione scientifica basato sul numero di pubblicazioni. Si calcola in modo automatico, indistintamente dal sesso. Un donna in maternità rimane penalizzata rispetto ai colleghi maschi, perché vedrà il suo indice scendere. E’ scandaloso che a livello mondiale non ci siano tutele per le donne astronome che diventano madri.

Come vedi l’Italia sul fronte delle differenze di genere?
Dopo aver vissuto in Cile per cinque anni posso dire che l’Italia è un paese avanzato. L’Italia sarà indietro rispetto alla media europea, ma sta facendo passi avanti.

A trentun anni hai ottenuto un contratto a tempo indeterminato in una università estera. In Italia è possibile?
La situazione italiana sul fronte accademico è disastrosa. Ottenere un contratto a tempo indeterminato è una chimera, e i pochi che ci riescono hanno più di quarant’anni. La fuga dei cervelli è inevitabile in Italia. La formazione degli italiani è eccellente, ma deludono le condizioni di lavoro e lo stipendio, per questo si va all’estero.

Progetti futuri?
Sto cercando di tornare in Europa, nonostante in Cile a livello lavorativo sia molto soddisfatta.

Mi manca la qualità della vita europea, gli amici e la famiglia.

La Cantera - Intervista ad Alice Zurlo

Alice Zurlo all’osservatorio del Paranal, deserto di Atacama, Cile