Il modello Torino City Lab:
Intervista a Nicola Farronato
Coordinatore Team Innovazione Torino City Lab

A giugno siamo approdati a Torino con il progetto La Cantera – Open Innovation. La rete del progetto, in particolare grazie al main partner SiiiD, ci ha dato la possibilità di conoscere e intervistare Nicola Farronato, responsabile del team innovazione Torino City Lab. Occasione unica per approfondire la sua esperienza e la sua passione per l’imprenditorialità e start-up. Elementi che dal Veneto lo hanno portato in California, in Irlanda e in Francia. Ma dopo anni di esperienze all’estero, ha deciso di lanciarsi in una nuova sfida: Città di Torino, team innovazione e assessorato innovazione Smart City, Torino City Lab.

“Raccontaci un pò delle tue esperienze lavorative…”

N.F: “Ho vissuto in Veneto fino ai 30 anni, completando gli studi in economia (commercio estero) a Venezia e lavorando per i primi 10 anni della mia carriera per PMI venete. Ho lavorato in quello che è il Made in Veneto nel Mondo in tre grandi settori manifatturieri: il settore del gioiello; il distretto del mobile e il distretto dell’attrezzo sportivo. Poi c’è stata un’evoluzione nel mio percorso: mi sono appassionato di imprenditorialità e start-up. Ho cominciato ad avvicinarmi a questo tema collaborando con un paio di progetti start-up in ambito Biotech, tra Bologna e Padova, e a seguire ho deciso di fare un salto piu’ importante: ho lasciato per la seconda volta un posto di lavoro comodo e fisso, ho elaborato una business idea e sono partito per l’Irlanda per creare una start-up e accelerare la mia idea. Perché in Irlanda? Perchè dopo aver girato l’Italia in cerca di sponsor ho trovato un riscontro positivo in un acceleratore irlandese (NDRC) che è uno dei principali acceleratori del Nord Europa per quello che riguarda prodotti e progetti digitali. Sempre nel 2011 abbiamo vinto la start-up competition irlandese con un progetto che sviluppava un servizio online per poter mettere un tag emozionale a contenuti (persone, prodotti, luoghi). Abbiamo sviluppato questa business idea perchè era molto in linea con il posizionamento di Facebook che all’epoca si autodefiniva come “Facebook is a place for people thinks places”. Qualche anno dopo infatti la funzionalità del like emozionale è stata aggiunta al prodotto. L’esperienza in Irlanda è stata molto lunga. Molto più lunga di quello che si può pensare per una start-up e anche molto travagliata. Un pò per definizione e un pò per tempistica, fare start-up, specie nel digitale, è un lavoro piuttosto arduo e soprattutto è un giro sulle montagne russe: hai tanti alti e tanti bassi. Nel nostro caso il percorso è durato 8 anni in cui abbiamo raccolto funding, sviluppato proprietà intellettuale, girato mezzo mondo a raccontare la nostra idea, vinto qualche premio e conosciuto tante persone. Poi ad un certo punto, io avevo bisogno di cambiare aria e sono atterrato a Parigi per un periodo, dove ho avuto la fortuna di vivere per un anno e frequentare la community start-up della capitale francese. La Francia in generale, ma Parigi nel suo particolare, è uno dei mercati per start-up più interessanti in Europa. Qui è nato un progetto sul turismo, VCNY (Veneto Chinese New Year) che ha avuto un excursus particolare: abbiamo lanciato una prima edizione, poi è arrivato il fattore Covid e ce l’ha un po paralizzato come possiamo immaginare. Il progetto è nato con l’idea di cogliere il trend del turismo cinese millennials che viaggia in Italia ed in Europa. Nel frattempo, la mia vita personale mi ha portato a Torino. Così, a ottobre 2019, ho colto l’opportunità di diventare il coordinatore del team innovazione della città e di occuparmi della parte strategica del team innovazione a fianco dell’assessore. Le cose belle di questa sfida, oltre al salto dal privato al pubblico, sono l’ecosistema della città e la tempistica. La tempistica perché è una sfida nel pubblico con i tempi di una start-up: 18 mesi di mandato, dopo il quale si cambia prospettiva. 18 mesi che sono anche molto in linea con quelli che sono i tempi di una start-up. La avvii, la testi, fai un pò di fine tuning, Il mercato c’è, il timing è giusto, c’è un cliente che ti paga e provi da li a scalare. Per cui la cosa bella che ho imparato negli ultimi 20 anni di esperienza lavorativa e che ho fatto mia, è che è più importante quando fai una cosa rispetto a cosa fai. Cioè se hai il prodotto stupendo, nel timing sbagliato, il tuo prodotto non va. Se il timing è giusto e il tuo prodotto è un pò sbagliato, lo metti apposto e può andare. Questa è una delle pillole più semplici e importanti che ho estratto dalla mia esperienza di lavoro”.

“Ci spiegheresti di Torino City Lab?”

 N.F: Torino negli ultimi anni ha deciso di posizionarsi nella parte dell’innovazione sperimentale, cioè una città che vuole attrarre sperimentazione pre-commerciale e soprattutto una città che vuole diventare un anello di congiunzione, tra quello che è la domanda e l’offerta di innovazione che passa o può diventare un’opportunità da intercettare per questa città. In questo contesto, Torino City Lab nasce come piattaforma di Open Innovation con una città al centro e un ecosistema di una cinquantina di attori: attori corporate, attori R&D (capeggiati dalle due università di Torino) e ovviamente un livello di attori come start-up, inventori, sperimentatori, FabLab, Maker. Tutte quelle categorie di produttori di innovazioni che devono essere accelerati tramite determinati meccanismi virtuosi. Un tassello molto importante riguarda proprio quest’ultima categoria che tutte le smart city più evolute stanno cercando di cogliere. Questo perchè oggi giorno la vera innovazione è un processo bottom-up, cioè che viene dal basso. Le città stanno provando a sforzarsi di intercettare l’innovazione che viene dai giovani, dagli studenti, dagli startupper, dai maker. Perché: la componente delle nuove generazioni, dai millennials in giù (non in su), è la componente che può abbinare conoscenza tecnologica; creatività e conoscenza business. Siamo nel mentre di un processo, ma quello che io mi immagino è che le città, come sta facendo Torino, capiscano che si ha bisogno della spinta e della forza dell’innovazione che deriva da questa fascia molto chiara: dai millennials in giù. Le città del futuro dovranno creare strumentazioni, schemi, framework affinchè i giovani possano sempre di più diventare protagonisti dell’innovazione. Oggi se guardiamo a che strumenti ci sono per diventare protagonisti dell’innovazione sicuramente c’è uno strumento principe che è l’imprenditorialità. Cioè tu, a prescindere da chi sei nella c.d. piramide o nella stratificazione della tua città, del tuo contesto, della tua società, puoi con una business idea e con conoscenza, diventare un imprenditore e avere impatto nella tua società, nella tua economia locale, globale. Fare l’imprenditore è’ una posizione che ti permette di avere impatto diretto su quello che fai. Per cui stiamo parlando di un’ascesa incredibile del ruolo dell’imprenditore nelle città del futuro”.

 “Che consiglio daresti ai ragazzi di 20-30 anni che hanno o che vorrebbero sviluppare un’idea di business, per riuscire a portarla a termine senza sentirsi scoraggiati?

 N.F: Parto un pò sul personale per andare sul generico. Quando io ho lasciato l’Italia per andare in Irlanda, sono andato in un momento storico molto particolare perchè era un paese fallito. L’Irlanda è stata comunque sempre piuttosto virtuosa, seppure sempre combattuta per una politica fiscale molto aggressiva. Qui distillo una lezione imparata: quando tu hai una business idea di qualsiasi natura, sicuramente ti devi fare tante domande e anzi la tua riuscita dipende dalla qualità delle domande che ti fai, ma soprattutto devi pensare che siamo in un mercato globale, per cui prima di tutto non devi porti limiti su dove decidi di piantare il tuo seme (in base alla tua idea devi considerare tutti i mercati a disposizione nel mondo). Questo è importante perchè se sbagli ecosistema, perdi il timing e il timing è cruciale. Perchè se tu pianti il seme in un ecosistema che ti fa perdere due anni, che è il timing per cui tu avresti un vantaggio competitivo ad andare ad aprire un’idea in un mercato molto più veloce hai già perso il treno. Il timing di una curva di crescita di mercato è molto simile al timing dell’onda che tu provi a cavalcare facendo surf, devi cavalcarla al momento giusto. Per cui devi prima di tutto domandarti chi ti metti attorno, dove lo fai a livello di mercato e con che timing. La lista della spesa delle domande, che poi troviamo in tutti i libri, tutti i blog, conferenze che parlano di questo tema sono: business idea vale meno del 10%; il team vale il 40%; la market opportunity (cioè quanto è grande il mercato a cui tu stai pensando), vale il 20-30%; il funding non è un elemento cosi importante. Perchè se la tua idea ha il timing e il team corretto, il funding non è un problema, da qualche parte nel mondo è possibile trovarlo. Quindi per tornare alla tua domanda: provarci e riprovarci, perchè la storia economica e la storia imprenditoriale ci insegna che tanti fallimenti poi avvicinano al successo; e fare i compiti per casa. Io a 27 anni ho mollato per la prima volta un lavoro sicuro e certo che avevo in Italia e sono andato in California per provare ad aprire un business che poi è stato un disastro. Ho perso tutti i risparmi che avevo. Questo perchè non avevo fatto bene i compiti per casa. Non avevo messo gli elementi chiave intorno a me, cioè le domande giuste, lo studio di mercato giusto e il team giusto, e così ti fai male. Sia economicamente che psicologicamente, perchè fa paura fallire, ma dai fallimenti nascono i successi”.

Team La Cantera